Recensione di Rise of the Tom Raider

Salve a tutti! Oggi siamo qui presenti a recensire il secondo titolo della saga dedicato al reboot di Tomb Raider a opera dei ragazzi di Crystal Dynamics. Il gioco uscì nel lontano, ma non cosi lontano, 10 novembre 2015 per piattaforme PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows, Linux.

Trama
Come in tutti i Tomb Raider che si rispettano Lara è alla ricerca di un misterioso manufatto che si dice possa donare la vita eterna, e come sempre lei non è l’unica interessata sulle sue tracce troviamo l’ennesima corporazione di natura subdola chiama la Trinità. Entrambe le parti hanno motivi diversi, la nostra Lara la cerca per riscattare l’onore del padre deceduto la sua controparte malvagia invece “beh un cattivo che si rispetti non pubblica hai quattro venti il proprio piano diabolico“.

Per coloro che amano questo genere di narrazione quali: misteri, reliquie di un tempo remoto, antiche tombe allora farà per voi.
Per quanto in fase di crescita il personaggio di Lara mi piace “forte, determinata ma anche debole e fragile, incerta ancora su come muoversi in quel mondo fatto di esplorazioni e nemici“.

Trama lineare è semplice, in alcuni tratti banale e scontata, alcuni elementi sono poco sfruttati o non sono sfruttati come dovrebbero.
Personaggi poco caratterizzati, il cattivo di turno non mostra quel carattere deciso che si dovrebbe riscontrare.

Gameplay 

Ha un discreto sistema di crafting, raccogliendo le risorse sparse all’interno delle mappe di gioco non si fa difficoltà a costruirsi e potenziare il proprio equipaggiamento.
La parte piacevole del titolo sono le sezioni plattform ben strutturate.
Level design delle tombe e in generale più che buono.
Alcune scene trasmettono la giusta dose d’azione e pericolo.

Enigmi troppo semplici e in alcuni casi banali.
Il feedback delle armi anonimo, l’unico elemento che si salva è l’arco.
Sistema di coperture automatico non mi fa impazzire, alcune volte sembra che oltre fronteggiare nemici con un IA da scuola elementare bisogna combattere anche con le coperture. Nelle fasi di scontro più frenetiche le coperture automatiche non tengono il passo con il giocatore.

Avrei voluto una maggiore cure per i particolari. Esempio:
Durante la vostra avventura troverete un bel giovanotto che tenta di scrutare il paesaggio magnifico con il suo bel binocolo, la cosa buffa che si sono dimenticati di inserire il bel binocolo.

Commento finale
Ha i suoi alti e bassi, non un titolo perfetto non il più brillante in termini di trama e difficoltà negli enigmi, ma rimane godibile. Per chi ama la serie e il personaggio di Lara è da considerare come il primo e l’ultimo titolo della trilogia. Ho adorato i titoli di coda, cosa mai successa per un videogioco fin ora.

A cura di Francesco Rodio – Alias cvaliere_